
Negli anni precedenti la prima crociata viveva in Gerusalemme un uomo d’armi chiamato Bernardo lo Straniero.
Figlio di un patrizio romano e di una nobildonna normanna, a causa degli sconvolgimenti bellici dell’epoca, dovette abbandonare le proprietà di famiglia nell’Italia centrale trovando asilo nella, allora fiorente, Repubblica Marinara di Amalfi.
Esperto nell’arte della guerra, forte e scaltro fu invitato dalle pubbliche autorità e dalle principali famiglie di mercanti a rappresentare e difendere stabilmente, in Gerusalemme, gli interessi degli Amalfitani.
Ed era appunto qui’ che nel 1098 viveva già da alcuni anni.
Con l’avvicinarsi del primo esercito crociato i governanti Islamici di Gerusalemme costrinsero, pero’, tutti i cristiani ad abbandonare la città e Bernardo mosse, quindi, verso nord con un manipolo di cavalieri.
Incrocio’ i Crociati a sud di Antiochia, simpatizzo’ con Tancredi di Altavilla e forni’ lui molti e validi suggerimenti su come superare le difese di Gerusalemme, ma non volle’ unirsi all’esercito e passo’ i tre anni successivi guerreggiando contro gli Arabi tra la Cilicia e la Siria.
Nell’inverno del 1102 Bernardo reggeva la città di Tarso da lui conquistata e qui’, proveniente da Costantinopoli, sbarco’ il conte di Tolosa Raimondo di Saint Gilles.
Raimondo si era, poco prima, coperto di ignominia fuggendo dal campo di battaglia di Marsivan ed abbandonando al totale massacro i Lombardi da lui capitanati.
Bernardo, indignato dal vile comportamento del conte di Tolosa, lo fece arrestare e dopo pochi giorni lo consegno’, dietro riscatto, a Tancredi che governava Antiochia in assenza dello zio Boemondo.
Erano, pero’, in quella parte di mondo, ormai troppi gli avvenimenti che turbavano le concezioni di vita di Bernardo; decise, cosi’, di lasciare il medioriente e parti’ alla volta delle coste italiane.
A Cipro il Dux Manuel Voutomites gli chiese se avesse potuto affidargli un messaggio imperiale della massima importanza e segretezza per il Priore del monastero della Chossoviotissa ad Amorgos.
Bernardo, legato al Dux di Cipro da un forte sentimento di stima e di amicizia, accetto’ di compiere l’ambasciata.
La sera precedente la partenza, lungo la banchina del porto di Pafos, gli si fece incontro un monaco che si rivolse a lui benedicendolo cosi’: ”Straniero sempre e mai, dove il fiore incontrerà la spada costruirai un castello che controlli oriente, che controlli occidente.
Sii forte anima inquieta”.
La nave veneziana che trasportava Bernardo, i suoi cavalieri e le sue cose, ormeggio’ in una baia nel sud dell’isola di Amorgos e da qui’ Bernardo prosegui’, senza scorta, verso il monastero.
Si racconta che, dopo aver consegnato il messaggio, Bernardo rimase fortemente colpito dall’icona della Chossoviotissa li’ custodita.
Nessuno ha mai saputo perché quel volto turbasse tanto lo Straniero che, cosa peraltro risaputa, era completamente privo di fede.
Forse qualcosa lo indusse a nuovi sogni, forse qualcosa ridesto’ in lui antichi ricordi o forse gli occhi della Chossoviotissa calmarono il suo animo ribelle.
Sta di fatto che qualcosa lo incanto’ al punto che, lasciato il monastero, prima di fare ritorno alla nave, volle passare la notte in solitudine e meditazione.
Trovo’ rifugio in un ovile sulla collina vicina al monastero e dopo essere rimasto molte ore in contemplazione del cielo stellato preparo’ il suo giaciglio con della paglia, poggio’ la sua spada per terra in un angolo dell’ovile e si addormento’.
Al risveglio si accorse, con sorpresa, che li’ dove aveva lasciato la spada era cresciuta miracolosamente una pianta di oleandro bianco e che l’unico fiore di questa poggiava sulla lama.
Prese la spada, si allontano’ di pochi passi e scopri’ che dalla cima della collina la vista era eccezionale, si riusciva a controllare sia la costa orientale che quella occidentale dell’isola di Amorgos.
La tradizione vuole che Bernardo sollevo’ un grande pietra, la mise su un masso e disse “Castelmorgo, anche con la spada e con il fiore“.
Fece sbarcare il manipolo dei suoi cavalieri e diede inizio alla costruzione di una torre di guardia fortificata.
Bernardo rimase ad Amorgos per molti anni difendendo l’isola ed in particolar modo il monastero e l’icona della Chossoviotissa dai frequenti attacchi dei pirati saraceni.
Non più giovane ma sempre dotato di una forza spaventosa guido’ i suoi pochi cavalieri ed una piccola guarnigione bizantina nella battaglia di Arkessini dove sembra che persero la vita più di 1000 Saraceni.
Dopo quella battaglia, e senza un motivo apparente, Bernardo si appresto’ a lasciare Amorgos.
In segno del profondo legame con l’isola, prima di partire, Bernardo sotterro’ la sua spada sotto la porta di ingresso del castello.
Bernardo lo Straniero parti’ da Amorgos lo stesso giorno e lo stesso mese del suo arrivo undici anni prima.
Quando la nave levo’ l’ancora alla volta dell’occidente il castello scomparve lasciando, pero’, sul terreno dei segnali che, secondo la leggenda, un cavaliere con il sangue ed lo spirito di Bernardo sarebbe riuscito, in futuro, a trovare ed interpretare.
Di Castelmorgo e di Bernardo si comincio’ a raccontare in tutti i porti del Mediterraneo, ma ancora nessuno sa quale, dopo aver lasciato Amorgos, sia stato il suo destino.